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IL FALLIMENTO DELLA RIFORMA SULLA DISABILITA'
Il fallimento della riforma sulla disabilità.
Andiamo verso una crisi annunciata❓
La valutazione tecnica e giuridica dei primi esiti della riforma dell'accertamento della condizione di disabilità, introdotta dal decreto legislativo 62/2024 e politicamente targata Lega - Salvini Premier , impone una disamina rigorosa e priva di compiacimenti istituzionali.
Gli elementi istruttori emersi dagli atti ufficiali degli organi di governo della previdenza pubblica costringono a constatare il sostanziale fallimento dell'impianto applicativo, il quale non ha prodotto il preannunciato miglioramento delle condizioni di vita delle persone con disabilità, determinando al contrario nuove barriere amministrative e tutele ridotte.
Per comprendere la portata di questo disservizio, è doveroso guardare alla realtà numerica e finanziaria del nostro Paese. Secondo i dati Istat riportati nei documenti ufficiali, in Italia le persone con disabilità grave sono 2 milioni 904 mila, pari al 5% dell'intera popolazione. Parliamo di una fetta enorme della società, verso la quale l'INPS eroga prestazioni fondamentali che nel 2024 hanno raggiunto la cifra di 3.414.007 trattamenti vigenti, di cui 2.361.982 indennità di accompagnamento e 1.052.025 pensioni di invalidità civile. A fronte di questi numeri imponenti, ai quali poi devono sommarsi quelle persone con disabilità ma in condizione non grave e che quindi non percepiscono ancora nulla dall'INPS e che sono oltre 4 milioni, le nuove misure hanno mostrato una copertura finanziaria del tutto insufficiente.
L'istituzione della cosiddetta Prestazione Universale ha rivelato un'assoluta marginalità applicativa, derivante proprio da un inadeguato ed esiguo finanziamento pubblico che ne ha limitato l'accesso ai soli soggetti con ISEE inferiore a 6.000 euro e requisiti clinici gravissimi.
L'analisi oggettiva del collasso procedurale è certificata dalla Deliberazione numero 4 del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell'INPS, contenente il documento "Indirizzi per l'organizzazione e la gestione del ruolo dell'INPS nella Riforma della disabilità e nella riforma a favore delle persone anziane". Il testo evidenzia come la prolungata fase sperimentale abbia generato profonde frizioni sistemiche, registrando una flessione di circa il 15% delle richieste di valutazione. L'impatto si estende drammaticamente anche sui diritti assicurativi, come dimostrato nel documento "Gli effetti della riforma della disabilità sulle prestazioni previdenziali" redatto dall'Osservatorio Previdenza a cura di Ezio Cigna.
Nelle aree di sperimentazione, le istanze pervenute per l'assegno ordinario e la pensione di inabilità sono crollate in media del 13,1%, con le domande accolte precipitate del 34,8% a Brescia e del 21,5% a Firenze, in netta controtendenza rispetto al resto d'Italia.
Le cause di questo cortocircuito risiedono in scelte organizzative documentate dagli atti. L'estromissione iniziale degli Istituti di #Patronato ha privato i cittadini di un supporto storico di orientamento e tutela. Parallelamente, l'INPS è stato investito del ruolo di valutatore unico in presenza di una drammatica carenza strutturale di organico medico, con scoperture che raggiungono il 54,50% in Lombardia e il 63,55% in Piemonte. L'eliminazione delle visite su base documentale ha imposto gravosi trasferimenti fisici per i cittadini fragili, mentre l'incremento delle tariffe per i certificati medici introduttivi ha eretto un'ingiustificata barriera economica all'accesso ai diritti.
In questo scenario critico, l'elaborazione del #Progettodivita, fulcro teorico e innovativo della norma, è rimasta un'enunciazione astratta e prevalentemente inattuata.
Accanto alle evidenti disfunzioni amministrative, sembra emergere una questione cruciale sul piano della corretta prassi istituzionale.
La comunicazione in materia di disabilità, un tema che per sua natura non ha e non deve avere alcun colore politico, non dovrebbe mai transitare attraverso i profili social privati e personali di chi guida il dicastero di riferimento. A prescindere dalla contestuale presenza o meno dei medesimi contenuti sui portali governativi ufficiali, questa commistione genera un oggettivo rischio di politicizzazione di parte. Convogliare comunicazioni di rilevanza pubblica su canali privati significa rivolgere l'azione dello Stato verso un pubblico politicamente targato, abdicando a quel dovere di neutralità, terzietà e universalità che le istituzioni devono sempre garantire per risultare autorevoli.
La disabilità è una condizione della persona che incide profondamente sulla vita di milioni di individui e famiglie.
📣 Di fronte a questo fallimento ampiamente documentato, nessuno può legittimamente voltarsi dall'altra parte. Abbiamo il dovere civile di pretendere una società migliore con i fatti, perché le promesse a cui non seguono risposte concrete e immediate non servono più a nulla.
📣 Vi invito a diffondere questo post, a condividerlo e a commentarlo, per alimentare un dibattito pubblico severo e necessario: la dignità delle persone non si sperimenta, si garantisce.
Francesco Alberto Comellini
Vicepresidente
Osservatorio Permanente sulla disabilità. -
UNA COMMISSIONE D'INDAGINE SULLA GESTIONE DEL S.ALESSIO
Lazio: caso Sant’Alessio, Robilotta a consiglieri centrodestra "serve commissione inchiesta"
Roma, 14 mag 17:23 - (Agenzia Nova) - Aprire una commissione d’inchiesta sulla gestione del patrimonio dell’Asp Sant’Alessio-Margherita di Savoia di Roma. È la richiesta contenuta in una lettera aperta inviata ai consiglieri regionali del Lazio di centrodestra da Donato Robilotta, ex assessore della giunta Storace, che tra la fine della scorsa legislatura e l’inizio dell’attuale si è più volte occupato dell’ente denunciando, attraverso diversi articoli, la cattiva gestione del vasto patrimonio immobiliare. Secondo Robilotta, tale gestione avrebbe contribuito a determinare una grave situazione debitoria, al punto da esporre l’Asp al rischio di default. Una crisi che coinvolge anche i servizi della storica istituzione romana dedicata all’assistenza e alla riabilitazione delle persone cieche e ipovedenti e che, agli inizi di aprile, ha portato alle dimissioni del direttore dell’Asp, Massimo Canu. "I dati riportati negli articoli, desunti dai bilanci dell’ente e da documenti pubblici, non sono mai stati contestati da nessuno - scrive Robilotta -. Il debito oscilla intorno a 60/70 milioni di euro oltre gli interessi ed oltre a 10 milioni di immobili venduti senza che l’Asp abbia visto un euro".
"Mi spiace la freddezza che ho percepito dal sistema politico e dalla mia stessa parte politica, tranne rare eccezioni come il consigliere regionale di Forza Italia, Angelo Tripodi che, sia nella scorsa che in questa legislatura, ha presentato interrogazioni dando sostegno della mia battaglia - aggiunge Robilotta -. La politica che ancora fa fatica a capire quello che è successo e che potrebbe succedere tra non molto tempo. Vi prego di credermi che la situazione è grave e va affrontata. La politica non può girarsi dall’altra parte e pensare che siano altre istituzioni a intervenire. Sarebbe l’ennesima sconfitta della politica". Da qui l'appello dell'ex assessore ai consiglieri di centrodestra a sostenere la proposta di una commissione regionale di inchiesta per "fare chiarezza" sul S. Alessio, presentata dal consigliere regionale di Azione, Alessio D’Amato. "Vi chiedo di sostenerla e firmare la proposta per farla approvare dal Consiglio il prima possibile", chiede Robilotta.
L’Asp S. Alessio ha un immenso patrimonio immobiliare di oltre 650 immobili e locali commerciali, per la gran parte a Roma. Il tutto per un valore di mercato di circa 1 miliardo di euro. Questo patrimonio è frutto di donazioni di privati, la cui messa a valore dovrebbe servire a finanziare i servizi sociali ai non vedenti che l’ente eroga. L’ente ha una sua propria autonomia statutaria ma è vigilato dalla Regione e tutti i servizi che esercita sono pagati dalla Regione Lazio. Nel documento Robilotta ricostruisce le vicende legate alla gestione del patrimonio immobiliare dell’ente dal 2017 a oggi, denunciando presunte anomalie nell’affidamento del fondo immobiliare alla Sgr Sorgente e nelle successive gestioni. Secondo l’ex assessore, "la mancata distribuzione degli utili derivanti dagli affitti e la vendita di immobili" avrebbero contribuito a generare un indebitamento stimato tra 50 e 70 milioni di euro, mettendo l’Asp a rischio default. Robilotta richiama inoltre la relazione di fine mandato dell’ex commissario Malavasi, nella quale si ipotizza un possibile danno erariale da 15 milioni di euro e si segnalano presunte omissioni nei controlli sulla gestione del patrimonio. Nella lettera si fa riferimento anche agli "accertamenti avviati dalla Corte dei Conti e alle tensioni interne" culminate con le dimissioni del direttore generale Massimo Canu. Per Robilotta “serve fare piena chiarezza” sulla gestione dell’ente e sul rischio di alienazione del patrimonio immobiliare per coprire i debiti. (Rer) ©️ Agenzia Nova - Riproduzione riservata

